A Irene

Non ne abbiate fratelli a male

per le mie sparute poche parole,

che, vedete? esse sono la mia prole,

che nasce misera e povera tale.

Non chiedetemi il “chi” e il “quale”

di queste sentenze, e se sian fole

o verità, e sia come il Cielo vuole,

o regali affettuosi di Natale,

che giungono quando non è un bene,

fuori dal tempo giusto e forse perse,

come pecore da Zefiro spinte,

nel Cielo denso delle arie tinte

della stagione, cui pulsan le vene

blu, ed io lo guardo e penso a Irene.

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