Siccome il ciclo economico descritto dell’onda di Kondratiev è troppo lunga e non vuole morire, perché non accorciarla e renderla come quella di Juglar o anche quella di Kitchin brevissima?
Perché non rendere una teoria economica, cioè un tentativo di spiegazione di un fenomeno sociale, il fenomeno stesso da spiegare? Così la “distruzione creatrice” nel capitalismo, funzione studiata (ideata!) del famoso professore di Harvard, austriaco, già di scuola neoclassica, ed ex ministro delle finanze nel suo paese natale, emigrato negli anni Trenta negli Usa, morto negli anni Cinquanta ivi, potrà essere davvero studiata alla stregua di fenomeno delle scienze naturali, come Schumpeter, di cui parlo appunto, considerava quelle economiche, separandole da quelle sociali, nelle sue proposte metodologiche; così avremmo fattori interni innovativi più frequentemente attivi, assieme a quelli esogeni (istituzioni politiche, momento storico, ecc.). Di modo che il socialismo burocratico derivante dalle funzioni stabilizzanti e conservative dei manager aziendali di contro alla creatività imprenditoriale, assieme a quelle dei manager della politica, che fanno dei voti il capitale da gestire e incrementare, rivestendo il loro business di vuote proposizioni idealizzanti, come quelle
delle democrazia, a mo’ di etichetta, e sostanziando il potere di divergenze fattuali, tali da essere introiettate senza problemi dalla democrazia votante, cui unico momento attivo è quello del voto, appunto, giunga per via non cruenta al proprio compimento, come gestione politica dall’alto delle istanze produttive, in formazione corporativa e combinandole in modo organico, ma trovi una resistenza, una forza antitetica tale da ritardarne lo sviluppo inevitabile.
Non è questo virus un momento distruttivo-creativo per eccellenza, quasi ad hoc o senza quasi? Non sono le crisi economiche sempre più frequenti una contrazione dei cicli lunghi di espansione e crescita con innovazione di Kondratiev? Insomma, non sono una spinta favorevole al capitalismo, ma tale, paradossalmente, da condurlo alla sua fine più prossima, proprio perché funziona, come dice il docente di Harvard defunto, e decretando allo stesso tempo esattamente l’avvento non cruento di quel socialismo aziendale-manageriale e politico-manageriale corporativo, con il ricambio politico ridotto a proposta di manager più bravi ad ottenere voti, cioè a formare e incrementare capitale fatto di potere, che riduce a formule vuote quelle della democrazia, mentre tutt’altro diventa l’attività reale politica, ma ridimensionando anche la violenza politica di piazza, almeno in Occidente?
Queste sono le cose cne dovrebbero spiegare i media, ma cne restano alta teologa economica disponibile in università o per studiosi e filosofi. Adesso capiamo qualcosa di più di cosa succede? Harvard è la più importante università al mondo: non restano senza far nulla le teorie e gli studenti laureati cne ne escono, come i discepoli di Schumpeter. Anche in Italia lo sappiamo, almeno nelle facoltà di economia. Almeno, questa è una mia proposta innovativa di lettura critica delle idee in generale, che non solo spiegano la realtà ma la producono esse stesse, e quindi creando circoli viziosi concreti. Sbaglio? Può darsi, ma le scienze sociali non sono naturali, e sono comunque prassi umana, che ne dicano Schumpeter o altri, quindi i suoi oggetti possono diventare una sorta di natura imposta, artefatta, che poi diventa oggettiva in quanto si trova presente come processo.
