Giovanni di Salisbury pensava che le tre scienze di maggior rilievo fossero: matematica, logica e politica. D’accordo sulle prime due, ma ho un dubbio sull’ultima; tuttavia, se le leggi sono applicazioni di concetti derivanti dalla giustizia distributiva e commutiva, rispettivamente “dare a ciascuno il suo” secondo un principio di equità, e “attribuire qualcosa secondo il merito a ciascuno”, aristotelicamente, e sono norme la cui razionalità è chiara a tutti e non imposta coattivamente da un organismo autoritario come un’istituzione statale, ci potremmo anche intendere. Quando qualcosa è gestita da un gruppo di individui e interessa la comunità intera, di solito è la comunità a rimetterci, perché chi trae beneficio dalla sua posizione all’interno di un’organizzazione non gli si opporrà certamente, e la sosterrà anche contro il bene comune. Cruda realtà ben chiara, se studiamo scienze politiche con occhio sereno e privo di impalcature ideologiche, e verità volgare espressa con altri termini da chiunque nelle taverne di tutto il mondo.
Ma vediamo anche che Giovanni di Salisbury pensa e scrive qualcosa di molto interessante, che potrebbe far scappare la voglia di mettersi in politica, se applicata con determinazione, e quindi indebolire lo Stato non mediante la libertà del capitale, secondo le idee dei neoliberisti e anarco-capitalisti cne puzzano parecchio, perché libertà dei soldi non significa libertà del tutto e di tutti, in quanto chi non ha soldi non potrà essere allora libero (ma chi li ha non è libero ma ha un capitale libero, che è altra cosa rispetto ad essere libero davvero!), che è l’obbligo (non solamente il diritto, quindi qualcosa da porre in atto necessariamente) di eliminare il tiranno.
Chi è il tiranno? Tiranno è chi non rispetta le leggi di cui parlavamo sopra, ovvero i principi su cui esse si reggono (sia pure concesso che Giovanni avesse in mente il diritto dei giureconsulti romani), evidenti a tutti, e condivisibili, se si vuole convivere senza ammazzarsi o comunque avere chiari in se stessi, nella propria coscienza: non prevaricare, non infliggere sofferenza ad un essere vivente, non avvantaggiarti danneggiando altrui, e tutto ciò che ne deriva. Insomma, puoi vivere libero e sicuro di te stesso, senza limiti convenzionali o stupidì come la libertà altrui (perché la libertà come potrebbe essere limite?) di stampo liberale, perché la libertà è crescita di tutto e tutti e non limite. Se le poni un limite, allora occorre lo Stato, minimo o massimo che sia per garantirla.
Concludendo, se un qualche signore volesse tiranneggiare, entrando in politica e magari non violando le leggi ma, astutamente, cambiandole per poter tiranneggiare e per il proprio gruppetto di solidali (e qui andiamo nell’oligarchia ma non cambia molto), avvantaggiarsi arricchendo e conculcando altrui, depauperandolo, o eliminandolo fisicamente, dovrebbe pensarci bene, prima di perdere la testa, in senso letterale, e data la natura del politico, pochi potrebbero tenersela salda sulla testa, quindi pochi o nessuno vorrebbe governare, santi a parte, e ci toglieremmo della palle finalmente lo Stato e tutte le sue istituzioni, autogovernandoci al meglio, cioè autogestendo le proprie risorse, se stessi e lo spazio di vita, eliminando in un colpo solo il peggior virus, cioè il governo e tutti i suoi apparati armati e la sua violenza e coercizione.
