Lampeggia la flebile luce bianca
tra le mie mani gonfie di veleno
di tacita zanzara che elude
la mia attenzione già volta al cielo,
che rimanda lampi e sordi boati
verso di me, che fumo e penso assorto
e miro le volute della nebbia
che spira dalle mie fauci aperte
come il Caos vaneggiante sul mondo.
Penso e guardo le nuvole di piombo
cadere come accidiosi animali
umidi, tonanti e fulminanti,
e quali patetiche divinità
sudate grondanti malinconia
estiva, su questi tetti desolati.
La notte il suo passo approssima
e asciuga col suo tessuto di stelle
le lacrime di quelle molli preci
che scivolano mute sul mio volto.
