C’è chi la chiama estate, e chi la canta
con molli versi e languide calde note
mentre nel cielo le stelle fan rote
come pavoncelle nell’aria santa
del Primo Mobile, che d’esse ammanta
la sfera di fuoco che fiamma scuote,
e il pianeta nostro di terre immote
fatto con le sue varie luci incanta.
La vampa della stella che or ci scalda,
e già altra cera dell’umana giù sciolse,
alta nel cielo il suo corso rallenta
e indugiando pigra la terra sfalda
e il sangue bollente ancora ci tenta,
per amar, sì come Natura volse.
