Conoscendo il genere umano da tempo sufficiente e avendo trovato conferme inattese nel web decisi di ridurre drasticamente le mie riflessioni, intuendo che a pochi sarebbero interessate e agli altri causato fastidio o invidia camuffata da complimenti sperticati.
Se scrivo bene, “sento” che qualcuno pensa (e lo dice, talvolta) che io voglia fare il “maestrino”. Quindi scattano commenti estemporanei, a cui ribatto cercando di essere pacato, che rivelano la malizia di fondo di miei simili dai sentimenti bassi. Peccato, perché magari a qualcuno poteva interessare ciò che avevo in mente (c’è chi ne ricavato libri o spot pubblicitari miliardari ecc.). Pertanto ho scelto di suonare anziché parlare. Può piacere come no, ed io fare assolutamente pena, lo ammetto, ma lo scopo l’ho spiegato: è quello di mettermi a tacere. La censura celata da commenti e giudizi, dagli e dagli, funziona. Spero di aver accontentato chi non auspicava altro di meglio.

Fai male, fregatene degli altri, fai quello che ti senti e che ti fa stare bene, se questo è scrivere, fallo, visto che lo fai anche molto bene, e farlo per te, non per gli altri! 😉
Dalla “sorella” di Paola bisogna ascoltare le parole. Va bene, però ci si stanca delle volte. Ciao Silvia. 🙏😊
lo so, hai ragione, però bisogna imparare a fare le cose per se stessi e non aspettarsi mai niente dagli altri….è l’unico modo
Vero
Grazie, Silvia 🙏
😉
mah, non so, a volte anch’io provo delusione e scoramento nel continuare a comunicare; i motivi che portano a pensare che sia meglio il silenzio vanno dall’essere equivocati, incompresi o travisati. Al tempo stesso credo che tacendo ci si autoannulla, e la cosa mi piace ancor meno.
Oltre a non essere compresi, Daniela, può accadere anche di peggio fidandosi delle parole altrui. In ogni caso, quando è tanto, 1/24 del mio tempo quotidiano va in chiacchiere (più altrui che mie), 1/48 in scrivere: non rinuncerei a molto. Rinunciare, però, alla conversazione con esseri intelligenti e buoni, cui tengo e voglio bene, farebbe male. E non lo desidero. Per il resto, se si imparasse a comprendere un testo in maniera accurata, se si capisse davvero cosa contiene, forse si eviterebbero tanti fastidì. Bisogna leggere tra le righe e indovinare cosa voglia dire davvero, il senso, a chi è rivolto, se è mera espressione di un sentimento (e non si può argomentare nulla a riguardo), descrizione, argomentazione, oppure narrazione letteraria, saggio, una raccomandazione o un ordine ecc. Può essere tutto questo. Se si tiene presente tutto ciò, riesce difficile dare un giudizio sommario su chi lo ha scritto.
son d’accordo con te, c’è da mettere in conto che non ci sono molte persone dotate di sensibilità e volontà di capire davvero. Per alcuni è sufficiente dare un segno di presenza e di ascolto pur se sommario, giusto per dire che loro ci sono o c’erano; a volte capita pure che se sollecitate a comprendere meglio scompaiano in un misero ” sei tu che non ti sai esprimere…” ma a questo punto è palese che non saranno mai in sintonia con la tua mente, dunque meglio non curarsi più di loro ( mi sembra la via più giusta)
🙏😊 Giusto