Una cosa strana: siamo noi i vampiri?

Omero narra di un rito particolare per comunicare con i morti le cui anime, ombre, spiriti vagano nell’Ade, che non è un luogo sotterraneo ma una vastissima zona situata nei pressi delle Colonne d’Ercole (odierna Gibilterra) in cui una nebbia fittissima avvolge tutto. Il rito prevede un sacrificio di sangue per le divinità infere (Ade e Persefone) e le anime dei defunti dopo aver bevuto il sangue possono comunicare coi vivi, anche se restano impalpabili e disincarnate. Ottengono giusto quel tanto di vita per parlare, come faranno alcuni personaggi di cui canta Omero.

Mi viene da pensare ai vampiri e che questo rito così ancestrale sia rimasto nelle memoria di alcune popolazioni dell’altra sponda dell’Adriatico, ma chiaramente mutato, come spesso avviene. Non solo, ma come non pensare all’ultima cena di Gesù Cristo cogli apostoli? Anche qui troviamo una forma diversa del rito ma che lo richiama chiaramente: la cosa strana è che, però, chi deve bere il sangue per comunicare sono i vivi, che quindi sarebbero i veri morti. Cristo sarebbe il Vivente, noi i morti… E ciò confermerebbe la mia ipotesi strampalata e folle: siamo noi i morti; questa vita è morte. Quindi la morte è vita. E noi saremmo in una sorta di Purgatorio e non ce ne rendiamo conto. D’altronde, se bene notiamo, sofferenze e dolori qui non mancano e pene e angoscia e incertezze mescolate con qualche gioia fugace.

2 pensieri riguardo “Una cosa strana: siamo noi i vampiri?

  1. Sono tutte interpretazioni valide, ognuno da la sua, se, come me, non si crede ne nel paradiso ne nell’inferno ne nel purgatorio….si tratta semplicemente della vita, con i suoi alti e bassi e momenti di stallo 😉 Buona giornata.

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