Mondo muto

Screziata volta celeste di nubi

che dipinte dall’alba silenziose

errano come mandrie di pecore.

Assonnate sorvolano i tetti

indifferenti al sonno dei mortali

che giacciono nei letti ancora inconsci.

Rade luci alle finestre al mattino

che insonne mi trova curvo su carte

di antichi poeti che cantano un mondo

scomparso che in me ancora risuona

tra danze e riti che vuole Natura

per concedere le sue grazie a noi.

Immagino quei suoni sì lontani

che la fantasia può forse riudire.

Canti di amore e di guerre e fiabe

dove parlano le pietre e canta

il fiume e sulle montagne le ninfe

giocano solitarie tra i dirupi

scherzando con solitari animali

che incantati le vedono e stan muti,

come i bambini spesso nelle culle.

Quando il mondo parlava con noi

e sapevamo ascoltarlo ed erano dèi

che si univano ai mortali, talvolta,

che diventavano immortali eroi.

Poi scomparvero tutti e fu uno solo,

ed ora è svanito anche questo

e siamo senza parole e senza mondo,

ed è rimasto solo il nostro, morto,

mentre stava nascendo senza pianto.

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