Ci sono antecedenti, cause necessarie e sufficienti affinché si originino delle conseguenze. Nel caso degli Usa e degli omicidi commessi dalla polizia, su cui una nebbia strana è distesa (non dovevano usare le telecamere durante gli interventi?), e che coinvolge sistematicamente persone di colore, le cause necessarie sono l’atteggiamento politico dell’establishment trumpiano verso weltanschauung altre, sia sociali sia politiche, e chiaramente nei confronti di etnie non bianche che alimentano preesistenti pregiudizi razziali disseminati nel Paese. Quelle sufficienti sono le violenze intollerabili delle forze dell’ordine che vanno bene oltre lo stretto necessario a impedire reati, se non errori plateali e qualcosa che si avvicina molto all’odio razziale, unito ai preconcetti tipici della polizia, per cui tutti sono potenzialmente delinquenti (loro stessi compresi, però).
Isolare un evento a prescindere dalla indagine, cioè dalla storia, letteralmente, è espediente retorico, teso a minimizzare, o cancellare le cause del tutto, di un fenomeno, e molto usato dai media, dagli avvocati, dai politici ecc. Bellissimo! Il problema è che non è corretto, e per quanto sia tecnica tornata in auge nel XX secolo, per l’avvento prepotentemente sviluppatosi dei mezzi di comunicazione – e sia pure lode alle teorie dell’argomentazione -,, direi che sarebbe più opportuno usare tali tecniche nella poesia e nei romanzi, dove nessuno si fa male. Ritagliare porzioni della realtà, cosa necessaria nel cinema, usitata a iosa dai mezzi di informazione, e dalla politica, e anche in letteratura, non rende però i fatti onestamente e nella loro completezza.
Fondare giudizi su pezzi di realtà è mandare a pezzi la verità.
