“Sono una creatura? A Giuseppe Ungaretti”

Il saldo della condanna mortale

si paga in anticipo vivendo,

questo debito si sconta soffrendo

fino al termine che sarà fatale.

Non ci può essere una giusta morale

quando si viene alla vita piangendo;

e in un istante si sta già concludendo

questo percorso d’incubo letale.

Coi denti stretti si afferra la vita

come fosse una scialuppa strapiena

prendendo calci e pugni sui denti.

Lei di certo non respinge né invita

ma resta per noi come forma aliena

che si cova e genera inconscia i viventi.

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