Derive totalitarie contemporanee

Come che siano riportate le notizie, è pur vero che scendere per strada a manifestare contro o pro qualcosa o qualcuno, rischiando pestaggi, prigione e torture, significa che la situazione sociale e politica di un luogo è tale che lo richieda con forza. Nessuno, infatti, vuole avere problemi per niente, e se può evitarli, e vivere tranquillo, li evita.

I numeri di chi protesta sono ingannevoli, perché le fonti ufficiali li minimizzano, e quelle vicine ai dissidenti li massimizzano: ma se anche fossero quattro gatti, non è plausibile che piaccia loro farsi maltrattare. Persone che scendono per strada perché vogliono la giustizia, ossia ciò che è giusto, corretto, intendo; perché sentono nell’aria la puzza della corruzione e del potere autoritario di chi governa per il proprio interesse precipuo e solo per quello; perché vogliono libertà, sentendo l’oppressione intollerabile di chi siede nelle stanze del potere, sono queste le loro colpe. Che sia nell’Est, nell’Ovest, nel Sud o nel Nord del mondo, sono sempre gli stessi i comportamenti di chi ha il potere di fronte alle proteste dei governati, che sono trattatati da bambini, nel migliore dei casi, come in Italia, Paese della democrazia paternalista oppure massacrati di bastonate, donne o uomini che siano. Chi usa violenza ha sempre torto, sia un individuo o uno Stato, perché le ragioni della violenza sono quelle della prepotenza e dell’arbitrio.

Che siano Turchia, Bielorussia, Russia, Cina, Hong Kong, Usa ecc. i luoghi della violenza contro il dissenso o altri, il popolo, la moltitudine ha sempre più ragioni di un gruppo oligarchico o di un singolo monarca, dittatore o pazzo demente. Pare che ne fosse convinto Aristotele, che credo fosse uomo assai intelligente e più valente di immense turbe umane; e Platone, accusato di totalitarismo per il suo dialogo “Repubblica”, ammette che sarebbe meglio convincere con argomenti e la ragione la gente (Platone era il maestro di Aristotele, che frequentò la sua Accademia fino alla morte del maestro, per vent’anni; e Aristotele è “il maestro di color che sanno”, scrive Dante Alighieri nella “Commedia”, credo in “Inferno”, ove risiedono i sapienti in una sorta di limbo, quindi senza pena); e penso che i due signori su menzionati siano su altezze intellettuali superiori di gran lunga rispetto ad un Trump, Lukashenko, Erdogan ecc.

Tuttavia, questi esseri perniciosi e malati di potere, uomini e donne, una volta insediatesi nei palazzi, diventano divinità che saettano fulmini contro i mortali.

Spero che trovino ciascuno il destino che meritano.

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