Cos’è la verità?

Non simulare o dissimulare il proprio pensiero, non essere reticenti. Può fare male e causare danni irreparabili. Dipende a chi la dici. Se cogli il segno, fai male e susciti avversione, se non odio letale. Se non fa male, offendi gratuitamente e riveli la tua pochezza e stoltezza. Se è una lode vera, fai del bene a chi la riceve e a te stesso: riconosci le qualità positive in altri e appari come uno che le sa riconoscere. Parlare con troppa franchezza è pericoloso. Non giudicare è meglio, e ci si risparmia problemi seri. D’altronde, ciascuno sa benissimo cosa sta pensando e facendo, e se è sbagliato o no. Non c’è bisogno di dirglielo. Se poi si riprende altri per errori che facciamo tutti, allora è superfluo.

Se altri mentono, devo preoccuparmi di non mentire; se sono violenti, di essere pacifico; se ipocriti, di non essere altrettanto; se vanitosi, non imitarli ecc. Insomma, notare in altri difetti ed errori serve a notarli in se stessi. Se non riesco a cambiare certi tratti, nonostante tutto, resto con il disgusto e vivo male, perché non sono armonico. Non posso essere ne stesso essendo quel me stesso. Lo sono soffrendo la pena di vivermi così, con la coscienza che mi osserva disapprovando. Provare schifo per se stessi è un’esperienza interessante. Non significa non amarsi, ma riconoscere che quella cosa che ho fatto e pensato fa davvero nauseare. Passa ma ho fatto pena: resta l’esperienza. Quella follia gelosa che ho notato, c’è in me? Mi ha fatto ribrezzo in altri; e in me è presente? Perché si prova schifo di se stessi? Perché l’immagine che abbiamo di noi stessi non coincide con quel che siamo. L’immagine di perfezione e positività; di onestà e intelligenza; di bontà ed equilibrio e, in breve, certe qualità splendenti non brillano per niente allo specchio interiore. E quindi come posso puntate il dito su altri? Difficile..: e se lo faccio è solo per non vedere come sono messo male.

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