Un triangolo è un ente sussistente, prodotto ideale, concettuale, assiomatico. Una volta definito, i suoi angoli interni saranno uguali a 180 gradi, sempre, nella geometria euclidea. Quel concetto sarà vero. Sempre. Ora, un triangolo così non esisterà mai nella realtà. La verità può non essere reale. Se la verità è la perfetta aderenza ideale di qualcosa a se stesso, allora non sarà mai reale, in quanto richiede la perfezione del modello. Per questo motivo, credo, la filosofia che cerca la sapienza, se coincide con la verità, è sempre ignoranza. Grande saggezza socratica! Perciò Platone dichiarava che il Bene è superiore alla Verità, poiché esso deve essere non solo vero ma anche reale per essere se stesso. Un bene fittizio o finto, non sarà un male? Quindi la verità si accompagna sempre con la realtà, pur essendo in se stessa altrove. La verità è per sé e non in sé per noi. E siccome noi siamo Per-Sé allora siamo veri, ma esistenzialmente. La Verità si incarna in noi, anche se la fuggiamo. È la nostra coscienza. Cos’è la coscienza? È rendere vero qualcosa in sé per noi. La Verità senza noi è In-Sé, cioè è Dio. Il Per-Sé vorrebbe diventare Dio, conoscere tutto e sfuggire dalla condizione infernale, demoniaca del Per-Sé, per cui “l’inferno sono gli altri”, ma non può. La Verità resta separata da noi. La possiamo desiderare e cercare, non riceverla, trovarla, esserlo. La coscienza è verità che sfugge se stessa. Quando ci vogliamo cogliere come coscienza, per un nulla, che siamo ancora noi stessi, non possiamo perché è coscienza di questo o quello, che se coglie se stessa è separandosi che può farlo, scindendosi in soggetto e oggetto pur essendo se stessa. Quindi la nostra realtà è vera non essendo se stessa. Noi non possiamo essere noi stessi se non nella ricerca e nella conoscenza. Andiamo verso noi e ce ne allontaniamo. Desiderio. Amore, che è figlio di Mancanza. Questa e la nostra condizione.
