Lascio immaginare che ci sarà un prosieguo a questo articolo, come qui si usa formattare o, più generalmente, da addetto alle pulizie del palazzo semiotico, testo.
Qui parlerà, come già fece e sta facendo, un soggetto seriale accostabile al saggio, alla letteratura povera di intenti e ricca di disilluse speranze, un po’prosimetro, con innesti musicali alla provenzale, homemade, e filosofia da strapazzo e d’occasione alla Anders, chiaramente il tutto non sarà nemmeno lontanamente paragonabile a nessuna onorevole forma d’arte, come già non lo fu. Qui c’è un che chiacchiera, suona, poeteggia perché è vivo, causa necessaria, e perché c’è questo mezzo, causa sufficiente, giusto per completezza e complicare la cosa inutilmente.
Qui (notare l’anafora da vecchia baldracca retorica e sofista) c’è un rompipalle, spesso, che scrive, e non sa nemmeno lui perché lo faccia.
Quivi si largheggia e lungheggia in parole, anziché tacere, come sarebbe raccomandabile nel mio caso.
Gli inizi di tutto ciò, di questa disgrazia, sono oscuri ed il finale ignoto e aperto come una baracca sventrata dalla tempesta. In cima ad un colle disalberato, a parte un castano pietoso, sorge la baracca, esposta a venti in arrivo e partenza.
La mia indole mi porta a rllfettere, anziché narrare ortodossamente: non ne sono capace. Sono piuttosto orientato a ragionare e analizzare il pensiero filosofico, malamente. E qui mi fermo, poiché la pena sommerge già tutto come un novello diluvio.

ADORO
🙏❤️
sempre bello leggerti 😉
🙏🤗