“Novembre 2020, dì di mort”

Libro sul letto, cadavere ansimante e lamentoso su un altro, nell’altra stanza. La lampada a led sdraiata sul letto accanto al libro. È spenta. Telefono in mano. Ei scrive, siccome altro non ha da fare. Sono le ore venti e trenta circa. Occhiali poggiati su naso malfunzionante, musica elettronica nelle orecchie anch’esse ridotte a scarsa efficienza.

WordPress e Autori sagittati nel Cielo delle Muse vergano col polpastrello ungulato di smalto o brevunghiato da uomo sapiens sapiens erudito le loro produzioni grafiche, causate da connessioni neuronali poco conte, e velleità artistiche rimaste esenti da verifica esaustiva. L’autoreferenzialità e centralità di ego passeggeri ed effimeri si provano a ridurre in termini legati in proposizioni, incollati minatoriamente come brandelli di giornali, a chiedere di sequestro riscatto, in periodi criminali sparsi, icone di frammenti di cellule nervose trasandate spinte da hybris letteraria e destinate alla vendetta di Nike, così il Fato che tutto stringe tra le sue mani volse.

Nel giorno dei morti morte parole vagano e la vanità aleggia anche sugli schemi luminosi di allettanti siti web dalle promesse facili, raccolte da malfattori dal polpastrello facile.

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