Tecnocrazia

Al di là del fatto che non nego l’avversione per Trump, Bolsonaro, Putin, Orban, Erdogan e nazionalisti estremisti esteri e di casa nostra, con fascismi e nazismi striscianti, non è che gli altri siano angeli del paradiso: lo Stato è violenza per essenza, prevaricazione e macchina schiacciasassi terribile dell’individualità, cosa che siamo noi tutti, ciascuno presi per sé ed in sé; tuttavia, ed è ormai chiaro, è la tecnocrazia e dettare l’ordine del giorno… a tutti. Quando dei complessi giganteschi tecnologici della comunicazione giungono a togliere la parola all’uomo più potente del mondo, anche se è un idiota, qualche riflessione viene da fare. E la riflessione è che il mondo della comunicazione è tutto il mondo; che la tecnica (e l’economia) è tutto; che la nostra libertà è niente. Questo volevo dire negli articoli precedenti e lo dico ora. Stare a questo gioco significa vivere altrove. Almeno rendiamocene conto. Questa è la situazione tragica. La parola te la concedono o tolgono altri: diritto di parola è finito, anche se uno spara cazzate. Ripetere ciò che detta l’autocomunicazione convinti è essere posseduto dal conscio collettivo e svuotati dentro come pupazzi.

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