In un casinoverso, multicaotico e pluridimensionale è impossibile affermare o negare niente: tutto può essere in uno stato qualsiasi. La presentazione di uno stato o di un individuo viene offerta in tutte le salse possibili; lo stesso ente viene a presentarsi in infiniti modi possibili. Uno, nessuno e centomila me e te ecc. In uno dico la verità e in un altro mento ed entrambe le cose contemporaneamente. Il male ed il bene coesistono e la vita e la morte potrebbero essere aspetti diversi dello stesso individuo, forse… ma temo di no, perché la morte è la cessazione della possibilità di tutti i possibili in tutti i mondi. Cosicché anche ammettendo tantissimi piani di rappresentazione dell’essere, sfugge ancora quello del non essere, se non come fondamento incomprensibile ai mortali e ad ogni intelligenza cosmica dell’essere scaturente dal suo opposto o contrario. Sennonché, è vero che l’esistenza di qualcosa di non individuabile al presente potrebbe esserlo su un piano diverso, come causa formale, per esempio. Ciò però ammetterebbe l’esistenza implicita reale delle idee o forme su un altro piano e ridurrebbe le loro copie ad entità effimere.
<<Entia non sunt multiplicanda sine necessitatem>>; <<frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora»… Eh no! Perché la fisica quantistica mostra uno stato di cose plurimo inerente lo stesso oggetto, e quindi esso esiste e fa qualcosa in infiniti modi contemporaneamente!
La realtà è frustrante o entusiasmante a seconda del punto di vista.
Così dovrei ritenermi responsabile di un’infinità popolazione di me stessi che combinano guai ovunque? E che punizione o ricompensa ultraterrena e quale karma assegnare ad un qualcosa del genere?
