Su piccolo legno messo, incappato in grande tempesta, con muraglie di onde oscure da cui un cielo irato si mostrava a tratti, feroce e balenante come orrendo spettro, alla fine dovetti soccombere a tanta furia… Pure, un sorriso disegnava il mio volto di minuscola creatura in balia di tanta forza immensa, e proprio a causa di questa sproporzione e mancanza di misura, ad esso seguiva un riso divertito. Tu metti tutta questa energia per schiacciare un moscerino come me?
Quasi mi parve notare come un imbarazzo nebuloso ed un tuono soffocato a metà, vergognoso; poi la furia riprese e immense mani verdi oscure, e due profondissimi occhi blu notte mi deposero come un neonato in fondo alle culla delle acque del mare dell’essere, mentre innumerevoli stelle tra le alte muraglie oscure assistevano splendenti di silenzio.
Una risata echeggiò nell’universo e poi tacque.
