Psicologia virale

Complottare è comprensibile: è una forma di libertà di pensiero estrema, urlata. Non andrebbe censurata, repressa perché la giustificherebbe vieppiù. Sono d’accordo che potrebbe essere effetto di una denuncia di abbandono, o meglio, di un sentimento soggettivo analogo, magari fomentato da astuti demagoghi e politici che aspirano alla poltrona, ma il confronto e la razionalità sono la cosa migliore da fare e il dialogo con chi avverte un senso di paura per il futuro, paura di perdere potere di acquisto, il tenore di vita precedente e le proprie abitudini sociali.

Bisogna considerare che le teorie del complotto sono un prodotto antitetico, un effetto del caos della comunicazione, degli ordini impartiti dall’alto, dei coprifuoco a cui nessuno è abituato e della paura. Cosa si pretendeva? Le persone hanno necessità di vicinanza, sicurezza e per averla devono condividere qualcosa con chi conoscono, e chi conoscono possono essere più o meno razionali o no. Pertanto, semplicemente, capita di assumere posizioni per esigenze sociali. Queste sono le analisi psicologiche illustrate dai media, che i ricercatori hanno sintetizzato. Benissimo, ma resta importante non mettere al muro chi si lascia andare a ideazioni un po’ patologiche, forse paranoiche, altrimenti la reazione potrebbe addirittura essere peggiore, e per così dire, iatrogena.

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