È abbastanza aleatorio giudicare gli altri, al massimo si potrebbe replicare ad alcune asserzioni da loro avanzate, restando sugli argomenti: non è facile per niente. Lo ammetto. Si può giudicare dell’operato altrui, ma su tutta la persona nemmeno l’autore stesso delle proprie azioni dovrebbe emettere sentenze, dato che ciò implicherebbe conoscere se stessi: e chi può dire di conoscersi così bene? Hai sbagliato qualcosa, hai detto qualcosa di errato, hai pensato in modo non preciso: ecco tutto. Non essere severo con te stesso: accettati come sei, ma impara a fare quella cosa meglio; impara a parlare o scrivere bene, con appropriatezza; impara a pensare con logica e assennatezza.
Imparare, solo questo possiamo fare, ora, domani e nelle prossime esistenze che verranno. C’è tempo e pazienza a sufficienza per tutto e tutti. E tutto andrà bene, ma non in maniera contingente, bensì per sempre: tutto torna al Bene. Le cose andranno a posto.
È molto probabile che le cose siano già a posto e ci sia già il Bene, ma non ne siamo consapevoli.
La morte è qualcosa che spiace a livello di immaginazione, di giudizio: ed è solo questo a tormentarci. Ne sappiamo qualcosa? Non credo… Peggio di quell’evento non c’è niente, per la nostra immaginazione. Imparare a morire potrebbe voler dire liberarsi da tale prospettiva mentale negativa. Dire di più, da parte mia, potrebbe essere esagerato, anche se ho delle idee a riguardo; andrei però a muovermi su un terreno poco solido a livello razionale.
Purtroppo, quando si parla, si rischia sempre di indispettire altrui, ma è cosa davvero quasi inevitabile: il prezzo sarebbe quello di tacere e rinunciare ad esprimere le proprie opinioni. Non si ferisce la gente appositamente, anche se può dare fastidio certa baldanza, sicumera e presunzione: a me urta, per esempio. Non so che farci. Atteggiamenti goliardici e baldanzosi in generale mi grattano i nervi, e mi sanno di squadre futuriste-fasciste ebbre di se stesse.
La verità è un bersaglio, non un possesso. Quella assoluta non è di nostro dominio per motivi lapalissiani, essendo, ripeto, noi esseri storici e relativi in tutto e per tutto. Non abbiamo la conoscenza attuale, in atto, priva di ogni potenza a mutare, nelle nostre mani. Ciò richiede mente aperta assai. Eppure so che ho dato fastidio, non sono così stupido da non essemene accorto, anche se stupido di certo lo sarò in parte variabile.
Non la faccio lunga, e sinceramente di chi è troppo convinto faccio a meno, perché il dogmatismo non lo posso accettare, come esso non tollera altro da sé. Sbaglierò, ma mancando le condizioni di reciprocità, me ne allontano. Perderò qualcosa di bello, piacevole e godereccio? Pazienza… Ho i miei limiti, che sono quelli stessi che confinano col dogmatismo altrui. È esso che non mi dà accesso, e non posso farci niente.
