Condivido parte delle mie riflessioni che riservo al mio Diario. Alcune le cancello, perché cambio opinione. Cancello quelle condivise, se mi rendo conto che potrebbero urtare qualche persona: non godo di litigi e polemiche. Talvolta mi posso lasciar andare ma me ne pento, perché ammetto poi con me stesso che ho sbagliato. Quindi non “sentenzio”, come in senso dispregiativo mi fu detto da qualche persona, che però non ha esitato a sentenziare con spavalda certezza e violenza verbale sul sentenziante presunto, bensì penso… vabbè! Per difendere i propri amici da attacchi immaginari o ingranditi si scivola nell’ingiustizia e si esagera, come chi vorrebbe la pena di morte per chi non mette la mascherina: perfetto! Così si muore certamente per Covid.
Difficile fare a meno di pensare. Posso fare a meno, però, di comunicare altrui quello che penso: non è obbligatorio condividere le proprie elucubrazioni mentali. Non mi ci affeziono, comunque.
Dovrei sempre premettere o dire: “secondo me”; “credo”; “penso”, ma davo per scontato che fosse implicito.
Non devo farmi coinvolgere da polemiche e risentimento, da discussioni che non chiariscono e, semmai, intorbidano vieppiù l’immaginazione. Ma la polemica è contagiosa e infettiva molto. Guerra verbale, ‘polemos’.
I social hanno dato la possibilità di esprimersi a tutti: però non è bene per tutti. Forse per qualcuno è bene tacere, anziché spararle grosse. Io stesso le sparo: dovrei tacere più spesso, probabilmente. Occorre aver pazienza con tutto e se stessi.
E poi la verità chi ce l’ha? Eppure devo dichiarare o affermare qualcosa per argomentare! Bisogna sperare di trovare un uditorio intelligente e saggio. Ci sarà? Forse è davvero bene tacere:
