Scrivere

Non è più lo scrivere d’un tempo: sulla carta dove prendono forma e corpo i pensieri è come partorire; ma si tratta di un parto regolare, di nove mesi. Il libro cresce e diventa adulto con la lettura, umano tra gli umani mentre viene tenuto in braccio, coccolato. Una creatura che pensa e fa pensare e cresce o viene abbandonata, e muore senza affetti, lontano da tutti, dai loro cuori. Talvolta diventa adulto ma non riesce nella vita, e muore di freddo una notte di dicembre, sotto un portone.

Oggigiorno, pensiero e parola non prendono corpo, vengono abortiti o nascono prematuri. Quando e se nascono sono bombardati di stimoli e impulsi e si confondono in una folla triviale e amorfa. Annegano in un mare di immediatezza priva di riflessione e subitanea, corriva critica. Quali navicelle inadatte a mari profondi, alla prima tempesta di lieve entità vanno a fondo in quel mare irriflessivo che trangugia e divora tutto e subito qualsiasi cosa: fast and furious.

Non diversa sorte che d’un batterio e microbo che venga subitaneamente attaccato dal sistema immunitario sociale e culturale orizzontale, è la scrittura dei social. A volte, diventa famoso e ricco, ma sempre effimero fenomeno.

Non c’è tempo per pensare e nutrire questi scritti. Non c’è spazio che li definisca; che li separi e identifichi; sono tutti uguali e senza identità. Sono parole e pensieri indifferenziati consumati da subito. Occorre spazio tra chi scrive e legge per produrre idoneità alla profondità.

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