Due giorni alla conclusione di questo anno funesto. Anno colmo di mistero.
Molti non hanno capito ancora che cosa è successo, come quando si riceve una botta sul capo e si resta tramortiti.
Un anno di apoteosi per la politica dei governi che si sono avvalsi dello stato di eccezione, ovvero il massimo dell’eccesso della regola, e la norma delle politica assoluta.
Sono entrati a gamba tesa ovunque; iper presenti su schermi di televisioni e giornali; onniparlanti e onnipervadenti in una società già telesorvegliata e controllata a livelli orwelliani e parossistici.
Magno gaudio e tripudio del telecontrollo e della sorveglianza diretta con sadiche staffilate sanzionatorie, e crasso divertimento dei preposti che si sono scatenati nella caccia all’uomo, il paradiso sulla terra poliziesco.
Ci hanno scardinato i maroni più e più volte e ridotto a livelli miserabili le tasche. Un virus più esoterico di una divinità precolombiana minore, oggetto di culto del popolo dei Fanfarocitetukazklan nel 4.300 a. C. Una lacerazione di scroto e laminazione di wallera che nemmeno Torquemada poteva pensare.
Così, insomma, stracciati e sconvolti, stiamo giungendo alla fine.
Era ora. Nuove sfide e soprattutto sfighe e strozzamenti di borse ci aspettano. Nuove pedate nel culo; novelli strapazzamenti di minchia; e le alllegre presse meccaniche del Fato pronte già istan per i coglioni già martoriati. L’anno prossimo venturo sarà il coronamento della corona del virus Corona, ed entusiasmanti microbi di merda, batteri del gran cazzo e virus delle mie palle già si profilano all’occaso.
Stay tuned… o meglio, stunet.
