A ben pensarci, nessuno ti regala niente: tutto è scambio. Scambio significa mercato; andare al mercato vuole dire cercare il proprio vantaggio. Questo si calcola per sottrazione e addizione di segno dello scambio mediato dalla valuta.
Chi compra rischia di non essere soddisfatto del bene, se lo usa, o di non riuscire a rivenderlo guadagnando; chi vende sta meglio, perché non venderà sotto un certo prezzo di costo, anche se rischia di non poter piazzare la propria merce sul mercato.
Nella situazione ottimale, domanda e offerta riescono ad un prezzo di equilibrio, la cui formazione è talmente complessa che è meglio dire che si fa automaticamente. Nessuno sa realmente quante variabili concorrano alla sua formazione. Ci si tenta, ma condizioni ambientali politiche, psicosociali, culturali, contingenti, vere e proprie atmosfere di ogni genere, concorrono simultaneamente a raggiungere il prezzo di equilibrio, che non è dato dal lavoro contenuto dal bene o servizio: sarebbe stato semplice. Ma non lo era: chi può dare un prezzo al lavoro? Saremmo stati al punto da capo. Tanto è che diventa una questione metafisica da motore immobile aristotelico. Meglio evitare il regresso all’infinito. Così è che, brutalmente, alla fine, si tratta di vedere quanto uno è disposto a rinunciare a certe opzioni per acquistare qualcosa o per venderla, cosa che fa chiunque, perché tutti sono sia consumatori che venditori (se lavorano, vendono se stessi nella forma di lavoro prestato, ma siccome tutti siamo lavoro, in quanto definiti dall’energia che ordina la nostra configurazione materiale, e si manifesta nell’entità che ne deriva, tutto siamo lavoro in quanto energia).
Effettivamente, però, pare che davvero sia tutto lavoro, ma non solo quello umano: ogni cosa lo è perché energia che assume la forma di materia, si manifesta così ai sensi; ma energia significa lavoro in senso fisico, cioè come è definita dalla fisica la capacità di qualcosa di fare un lavoro, cosa che può fare anche una pietra in quanto peso che può sollevare altro peso o far funzionare ingranaggi che a loro volta sollevano pesi ecc., quindi tutto si fonda sul lavoro, cioè tutta la natura ovvero tutto il mondo e l’universo in cui siamo e viviamo.
