Heidegger, Aristotele, e la politica nell’Era della Tecnica

Non poteva andare altrimenti. Nell’Era della Tecnica il criterio generale di scelta delle opzioni a partire dalle quali elaborare decisioni è tecnico. Cos’è la tecnica? Lascio la parola a Wikipedia: <>
Cosa puoi opporre ad un paradigma antico quanto la nostra civiltà? Bisogna saper fare qualcosa bene. Ottimo. Nulla da eccepire. E così abbiamo governi tecnici, come ogni altra cosa improntata all’efficienza, che deve accompagnare necessariamente un fare tecnico.
Questa weltanschauung, analizzata da molti intellettuali, filosofi, sociologi, antropologi ecc., fu bene in mente a Martin Heiddeger nelle sue lezioni universitarie su Aristotele, credo, in cui il filosofo, però, assume come dato costituivo dell’essere umano non solo la sfera intellettiva, razionale, quella più interessata ai fatti tecnici, insomma, ma anche quella affettiva, emozionale, sentimentale.
Le lezioni universitarie sono contenute nel testo “Concetti fondamentali della filosofia aristotelica” (originale in tedesco,
‘Grundbegriffe der aristotelischen Philosophie’), per chi volesse confrontarsi con queste analisi, che fanno parte di un ciclo di lezioni molto ampio tenute a suo tempo dal professor Heidegger, che non disdegno per partito preso perché aderì al nazismo, senza mai abiurarlo, concesso pure che ne avesse una sua idea. Con le idee si argomenta, non con scelte di campo, esistenziali, religiose ecc. Gli argomenti ad hominem sono fallacie logiche e non mi interessano. Invece mi interessa una questione: verissimo che bisogna fare le cose bene, e qui la tecnica fa egregiamente il suo lavoro, ma cosa fare, cioè dove intervenire e perché, lo dovrebbe indicare la scelta personale, se restiamo nella sfera individuale, o politica, se ci traferiamo in quella sociale, soprattutto se parte dal basso, o forse solo se parte dal basso. Ora, credo che sia proprio questo il problema: ossia che la decisione politica è dettata da quella tecnica, perché è l’unica cosa che va fatta, l’unica opzione in un mondo tecnico; ma questo è vero solo se essa è appannaggio della alta politica, dei funzionari e relativi governi da essi rappresentati. Ciò conduce a pensare correttamente che nessun partito che intende governare (cioè tutti) si comporterà in maniera diversa dagli altri.
Destra o sinistra o centro non fanno la differenza, perché l’agenda è dettata dal potere economico e finanziario che è strettamente legato a quello tecnico, e anzi è ormai la stessa entità. Quindi non crediate ad alcuna sirena politica o mediatica che vi annunci una possibilità di cambiamento di un tale criterio generale: il paradigma resta lo stesso, a meno che non si prenda in considerazione seriamente l’esistenza di sfere dell’essere, umanamente inteso, in quanto esserci, altre da quella razionale: per esempio, la felicità, come risultato di uno stato interiore di benessere, armonia, equilibrio, cosa che non mi pare affatto garantita o conseguente in un mondo ed in una vita in permeata solo dal criterio dell’efficienza.

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