Passando, se la richiesta fosse recepita, dalla repraesentatio singularis alla repraesentatio per notas communes, ovvero dalla intuizione che è un rendersi presente, certo, ma unicamente alla mente che intuisce, al concetto, che è il rendersi presente di un ente avente carattere di universalità, cosa intenderebbero coloro che parlano di “governo dei migliori” (Tajani)? Anche ora che qualcuno ha cambiato la locuzione in “migliori risorse”, non cambia il senso, seppure il sofista oscuro che si era accorto della gaffe grave sia corso ai ripari. Che cosa sono le “risorse”? Qual definizione se ne darebbe? Che cosa è una “definizione”? La definizione chiarisce un concetto e lo rivela, e il concetto di definizione è esattamente quello di ciò che opera per chiarire un concetto. Non se ne esce: A = A, tautologia o circolo vizioso. Tant’è che allora la definizione è un enzima o catalizzatore filologico ed ermeneutico che fa fermentare un concetto, diciamo così, oppure una sostanza che fa precipitare un composto di una soluzione.
Le “risorse” pare che siano da intendersi come “individui”, e cioè si tratterebbe di una sinonimia: cambia l’abito ma non il monaco. La prima definizione era una mancanza di definizione precisa, troppo generale, e ambigua: poteva anche essere interpretata come “governo dei migliori”, ossia governatori del popolo migliore (della Terra?), oppure dei migliori cavalli; insomma, l’una piegava verso il complemento e l’altra verso il soggetto, oltre ad essere metonimia e figura retorica ad effetto, certo, come il sedere del pavone, però.
La vaghezza dei termini dei discorsi di questi sofisti figli naturali di Gorgia abbandonati all’orfanatrofio sono uno spasso: o forse devono pagar ghostwriter migliori? Nel frattempo, vediamo se spuntano nomi di conti (altri), duchi (o duci?), baroni, marchesi salterini o meno… e magari, a questo punto, si faccia palese anche il monarca!
