domenica 7 febbraio 2021
Credo, esortato dalle “Upanishad” e dalla mia riflessione personale su di esse, che la verità, misteriosa, in effetti, ma effettiva, anche alla luce delle impressioni umanistiche di Pico della Mirandola, su l’essere umano, è che esso possa essere tutto. In quanto possibilità, quindi, essa è apertura a tutto ciò che possa essere attuato.
Noi siamo nulla, e questo nulla è la condizione per essere tutto. Siamo niente perché siamo anche già tutto originariamente, come materia universale ed il suo aspetto energetico che viene a configurarsi nella forma attuale singolare che sono e che è ognuno dei miei simili.
Se siamo apertura al mondo, animali politici, in quanto parlanti e comunicanti, ascoltanti e portatori della cura di noi stessi che l’esistenza stessa del vivente è, significa che come tali siamo il niente dell’apertura e anche il nessuno che è dopo la porta aperta, spesso.
Non essendo determinati da niente, ci determiniamo a contatto con le cose che sono limitate dal fine e dalla finitezza del contorno della figura che è concetto assieme a forma. La forma nostra è limite esterno ma illimitata nel suo poter determinarsi ad ogni occasione. Assenza di Io e fascio di eventi istantanei sono necessari per essere chi vogliamo e pensiamo di essere. Siamo tutto ciò che accade qui e ora, e altro e oltre, se si vuole. Essere inadeguati vuole dire non essere abbastanza assenti da se stessi per poter tornare in se stessi, e diventare ciò che crediamo di essere ora e sempre.
