Verdetto

Ho rivisto “L’uomo ragno”. Da un po’ di tempo capisco chiaramente ciò che leggo e ascolto e vedo. Non so perché. Imparo sempre. E ringrazio per la mancanza pressoché totale di complimenti relativi ad alcuna cosa che faccio: ciò mi spinge a migliorare. Sarebbe un guaio se avessi una pletora di persone che mi seguono e apprezzano. Meglio fare schifo: è stupendo, davvero. Non è autocommiserazione: non è cosa raccomandata a chi scrive. Non si può. E penso a Petrarca e Leopardi, che però non erano molto ossequiosi del consiglio dei moderni istruttori di scrittura creativa. Certo… bene è bella, ma magari premetterei lo studio della grammatica e della sintassi. Avere nelle idee e storie e non sapere come esprimerle, se non alla brutta bestia, fa abbastanza pena.

L’Uomo Ragno è scemo. L’ho capito dal finale e da quel che risponde alla tipa coi capelli rossi. Cervello di ragno…

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