Da Nietzsche all’Inferno

Più l’albero s’innalza verso la luce, più le sue radici scendono in basso nelle tenebre, sibillino Nietzsche pensa.
Secondo me, significa che la vita si nutre tanto di ciò che è luminoso ed elevato, apollineo, razionale, quanto di ciò che oscuro, dionisiaco, irrazionale. Per quanto si possa razionalizzare tutto, il mondo non lo è.
Le persone sono cattive? No, per la maggior parte: piuttosto sono immature, egoiste, infantili, meschine, paurose, arroganti, piene di se stesse. Il problema è che ce ne sono troppe così. Uno deve già far fronte a se stesso, che è una brutta gatta da pelare, ma se gli si aggiunge della robaccia così attorno rischia di perdere la testa. Nessuno vuole vedersi per come è, perché fa troppo male, soprattutto quando la giovinezza e la bellezza è passata e resta solo qualcosa di assai spiacevole da guardare, non più allietato da vane speranze e allettamenti. E quel momento arriva, e ti rivela a te stesso, e svela ciò che è più odiato dal mondo: la vecchiaia, perché è l’anticamera della morte. In qualche modo, l’esclusione sociale, l’irrilevanza, l’anonimia la bruttezza sono come una premorte. Vivere così è dura per chiunque. Dopo questa sciagura, viene la povertà, che per tantissimi è la principale.
Facendo leva sull’amore proprio – e per compensare in qualche modo la realtà plateale -, l’origine di ogni male, i social network hanno aperto un abisso infernale, e un baratro spaventoso si schiude sotto la propria anima. Qui viene a galla una certa verità, una misura di quanto successo sociale si abbia, che è del tutto non commisurato alle effettive capacità e livello culturale, intelligenza ecc. di molti così acclamati.
Il problema è che chi cercherà tale successo imiterà degli idioti, cretini, nullità splendenti, vuote e appariscenti o che hanno scoperto come ottenere approvazione con qualche trucchetto. Se sapessero quanti di questi “mi piace”, “cuoricini” e “stelline” sono del tutto finti e dati così, distrattamente, da gente che nemmeno sa chi tu sia, e che voglia dire ciò che scrivi o rappresenti!
È l’Inferno piccolo piccolo in cui siamo.

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