Occhiate offerte come dardi; il bersaglio sono io.
Saetta previsa vien più lenta
Rispondi allo sguardo e, indagando le traiettorie oblique delle dardeggianti pupille, il fianco al nemico cerchi di non prestare.
Che vorrà costei da me, che il ciglio così affila e reticenti parole porge? E dissimilando vieppiù sorrisi saputi e consci elargisce?
Ma l’ora viene che le sospese opere son da compiere e lascio colei; quindi a casa m’avvio irsuto di dardi come un istrice e m’imbatto in quella delle pulizie che mi odia a morte, per pregresse vicende. Nessun saluto e facce da rese dei conti. Chi ha torto sguaina le lame e reclama ragione: io vorrei solo non dover avere a che fare con ignoranza e violenza, pochezza e grossolanità. Restare al mondo con animo nobile è difficile: ci si mettono di impegno a trascinarti giù nel porcile; non sopportano chi non sguazza nella mota. D’altronde, la guerra andrebbe combattuta tra pari e non contro la canaglia e i mercenari. Ma quelli si sottraggono alla pugna e restano chiusi mentre avanti mandano sgherri sconci e bruti come animali.
Spesse volte, non ferisce il lordume quanto importuna che possa sporcare le suole delle scarpe: non più di questo possono fare certe forme viventi.
