Intenzioni

Cambiano le modalità espressive ma le motivazioni di fondo no: una volta c’era il teatro,, i libri, e poi il cinema, opere di ingegno e creatività, che ottenevano o meno successo e fama ai loro autori e attori. Perché si facevano? Per piacere estetico, come anche la loro fruizione da parte del pubblico, e per potenziare la propria vita, cioè la propria esistenza biografica, culturale e cultuale. La vita significa esistenza, lotta contro il suo contrario: essere è bene; non essere è male. Essere implica possibilità. Per questo il denaro è amato da molti: significa potere, fare ed entrambe le cose: cioè, poter fare, e dare, per il prestigio che ne deriva. Si pagava magari a caro prezzo tutto ciò, con studio e applicazione e arte. Ora, gratis, viene data la possibilità a tutti di poter diventare famosi e anche far affluire denaro in tasca. Non è cambiato molto, se non la quantità di autori e attori nell’agone. La qualità scende a livelli paurosi: la massificazione diventa molto più attiva e non solo quella passiva da spettatori. Protagonisti a tutto i costi: divenire qualcuno e parlare di tutto, anche senza capire niente: basta esserci, non importa se non si è capaci di scrivere. Questo è il problema. A poco prezzo, con poche risorse, bassa qualità, il web rende possibile teoricamente la realizzazione dei propri sogni. Questa l’esca usata dai social per indurci e riempire data base enormi.

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