Raramente si trovano individui del tutto esenti da peculiarità tipiche e generali umane: egoismo, vanità, orgoglio, amor proprio, suggestionabilità, tutte caratteristiche di cui, di solito, si tende ad essere fieri, e che sono la causa di molte disgrazie, sia individuali che su scala più ampia, come litigi e contese, quando ci troviamo su piccola scala, e guerre accompagnate dalla distruzione reciproca di intere generazioni su scala più ampia.
Un’idea di se stessi informata da tali prelibatezze conduce ad esiti sempre nefasti: ma siccome nessuno vuole essere giudicato male e considerato negativamente, sicuramente negherà di avere nulla a che fare con certe cose, confermando così un’idea di se stesso improntata all’amore proprio e all’orgoglio; così preferisco accusare me stesso, e dire che sono caratteristiche solo mie, e che il mio prossimo ne è esente, come è vero che non è attaccato a soldi, successo, fama e che se può appropriarsi di ricchezze altrui senza passare guai, con l’inganno e la simulazione, per esempio, non lo farà di certo. Così tu, caro o cara mia simile, non nutri queste sconcezze in te, e nemmeno avidità, grettezza, superbia, meschinità, invidia, e casomai me ne dovessi lamentare, sarebbe menzogna rivolta a me stesso, patetismo e falsità. Va bene, sarà meglio che allora sia io ad ammettere di vedere male perché sono malvagio; mi pare ovvio. D’altro canto, sentire o leggere espressioni indignate e offese che simulano altezza e purezza e superiorità di animo e giustizia, saggezza e correttezza, che nemmeno il migliore attore tragico saprebbe emulare o diva di Hollywood, come mi è capitato tante volte, mi rovina la digestione, e la tranquillità dell’anima, già messa a dura prova dai rumori continui che si producono sopra il mio soffitto e ai lati.
Peccato per me, perché per qualcuno le cui parole non andrebbero tenute in alcuna considerazione ma, anzi, ascoltate con attenzione, se non ci si libera da certe caratteristiche il viaggio finisce qui, non si forma alcuna anima o corpo astrale né mentale e nemmeno divino o causale: resta il corpo planetario, cioè quello rivestito per essere adatto al proprio pianeta, che muore e con esso finisce la storia per sempre.
