La battaglia

La città era ventosa e rumorosa per le imposte che facevano chiasso e che non lasciavano dormire i nullafacenti esonerati dal lavoro per il virus. Io ero tra di loro ieri, e volevo dormire ma anche uscire a godere il vento gelido, scaldato dal sole e congelato dal vento, mentre nuvole cotonose pascolavano per i campi del cielo e altre grigie e plumbee le minacciavano da presso. Sotto quella battaglia e quell’alta e meravigliosa disputa scatenata da venti avversi, io espiravo nuvolette grigie e fumanti, come per partecipare all’aspra contesa, al di là della quale un cielo blu sereno e olimpico quieto presenziava distaccato divinamente, come un occhio di Buddha Gautama.

Avrei voluto guardare quella rappresentazione celeste con una persona a me più che cara, vederla riflessa nei suoi occhi azzurri curiosi e vivaci, sentire i suoi pensieri e le sue parole e mirandola immergermi nel suo mistero semplice e allegro, ma così profondo, e sentire l’anima uscire da me stesso per confluire nella sua. Poter amare questo mistero e abbracciare quel corpo esile e agile, e suggere come un’ape il miele che da lei stilla, e ringraziare quel cielo sereno per l’amore che fa muovere tutto sotto di sé…!

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