Reticente a parlare di me, che forse è ciò che interessa di più, anziché di quanto si possa leggere da se stessi o apprendere, racconto di come non so come mi sia fatto male ad una zampa. Sono zoppo. Un male atroce ha preso la mia zampetta destra; cammino che sembro il capitano Acab: anzi, non cammino nemmeno. Perché? Domanda stupida e inutile che potevo anche non porgermela. Ci si fa male, punto. Tagliando corto, per non parlarmi addosso facendo un monologo e suggerendo una personalità egocentrica e narcisistica, cosa che spero con tutto il cuore di non essere, e preferendo essere uno spettro, dichiaro che non so niente di quanto mi riguarda (somma ignoranza, senza dubbio), però so che se una particolare persona vorrà vedermi e uscire con me, la incontrerò anche strisciando come una lumaca o saltellando su una sola gamba e addirittura manifestandomi dal sepolcro, tanto ci tengo. Quindi, zampa o non zampa, noi concederemo a noi stessi di parlarci e muoverci in qualche modo.
Non ci sono zampe che tengano quando di mezzo ci sei tu, sappilo (spero che tenga almeno una zampa!). Perché? Perché tu sei quel tu tale che simile non ve n’è… Sarà anche amore, e quindi soggettivo, come sempre accade, ma credo che sia universalmente noto a chiunque ti conosca quanta bellezza suprema emani da te, e non c’è più niente da dire oltre.
