Di ferro è il cielo, schegge la pioggia
che ferisce l’asfalto immobile,
notte la parola, e la tua promessa
l’esplosione che mi ha dilaniato.
Frammenti sono della mia speranza
le pozzanghere oscure che fan cerchi
di morte, nella strada, che tu solchi,
con la tua falce letale, e scintille
mandi contro le stelle di metallo.
Un ultimo sguardo rivolgo in alto
dove le porte stanno chiuse per me.
Gaia, le orbite tue secano altri mondi
e le luci dei tuoi occhi lucon altrove.
Bimbo attendevo un dì le carezze
della madre, e sogni eran la mia vita.
Come in una boccia per pesci rossi
in tondo volgendomi, fuor mirando
vuoto al vuoto rispondeva, muto,
e tu non c’eri, e iniziai a morire.
Forse la delusione non uccide?
E l’indifferenza non fa impazzire?
E discaro ai numi il filo non taglia
la Moira a quello che la implora?
Per maggior danno e dolore resta
e mano a mano ogni valor gli toglie
il Fato, mentre trascorre la notte
che mai al giorno pare me condurre.
Io non fui, e non sono, e fantasma
neanche, ma solido pensante niente
guardo passare le cose, e non scorto
realmente, se non come orrido fruscio
mi vivo morto, e luce più non scorgo.
