Giudizio e Paradiso

venerdì 16 aprile 2021
Aver giudizio e la critica, cioè il suo limite: la ragione e la critica, ovvero il suo ambito e confine invalicabile. Cosa possiamo e fin dove possiamo.
Si giudica ciò che si considera conosciuto, pare ovvio. Si conosce nei limiti della ragione, della ponderazione, della pesatura del pondo, del corpo, il sasso, calculus. Conoscenza impietrita. Restare di sasso innanzi ad un fatto. Assimilarsi ad una pietra, magari angolare, templare, e diventare anima per azione divina. Dalla pietra un essere umano, in uno scorrere evolutivo necessario, di esistenza in esistenza. Questa è un limite inerente la forma assunta dal corpo, dal pondo: e se sono corpo, allora pondero, e sono ponderato. Giudico e sono giudicato, che lo sappia o meno. Devo giudicare io cosa sia bene e male: la massima forma di luce assunta da un umano sulla Terra lo richiede. Quindi posso farlo, possiamo farlo. “Perché non giudicate da voi stessi ciò che è bene o male?”, disse duemila anni fa costui.
Mi posso sbagliare? Sicuramente. Andrò cauto, coi piedi di piombo: ancora il peso, soppesare, il pondo. Il peso dell’essere e dell’anima. Ka, ba, nefesh, ruah, pneuma. Diventare pneumatici, gommose ruote? Un po’ troppo in là, forse. Pneumatico è dire spirituale. Dal corpo si giunge allo spirito… il pneumatico ci sta, però. Cosa che non è senza aria o spirito ma una gramma di legno di forest. Pietre, alberi, animali, corpi e porchi invasi da demoni, e uomini che giudicano e sono giudicati. Demoni senza corpo, solo soffio entrano nei pneumatici e li fanno scoppiare. Cristo li scaccia e risana la gomma o si vanno a gettare da un dirupo con la mandria porcina, come il prete esorcista il signor Pazuzu.
Satana, il sapiente logico, Lucifero, portatore di luce, intelligenze ripiene di giudizio. Come no? Sanno ragionare benissimo. Meglio degli uomini. Però sono diavoli… calma! Sono ex angeli. Come gli orchi che sono ex elfi sottoposti a torture immani. Si diventa cattivi a causa della sofferenza eccessiva. Chi non lo diventa, resta paziente e lo sopporta, umanamente, è santo (fachiro e yogi ecc.) e può chiedere premi alle divinità. La santità è umana, roba da piccoli, da mezze seghe, da hobbit, la grandezza è dei piccoli e degli umili. Essi non giudicano: sanno. Non ragionano come i demoni: vedono la Verità innanzi. Sono qui ma abitano il regno dei cieli contemporaneamente. Maestri e guru beati sopraelevati e pneumatici come palloncini che levitano. L’insostenibile leggerezza dell’etere, della grappa e del vino, Bacco. Si vola con un bicchiere in mano. Dioniso a fianco e Nietzsche che dice cose. Io sto bene con Bacco, ma anche con Bach: che voli con J. S. B.!
Il regno di Dio è in mezzo a voi, titola un libro Tolstoj. Dei bambini e poveri di spirito è il regno. Che vuol dire? Di chi ragiona poco e niente. Follia totale.
Così vediamo che ragionare e giudicare (“non giudicare”) non sono requisiti per il paradiso. Il regno di Dio non è per sapienti, tecnici, competenti, filosofi… anzi: poveri e ignoranti e addirittura bambini ci vanno (i bambini ci vanno e vengono): come è che ne furono esclusi, poi dalla Chiesa? La massima competente in materia esclude se stessa, semmai, come accade a molti competenti che però non vedono oltre le loro competenze o si sentono sapienti in generale perché sanno fare una cosa bene. Il vero filosofo si sente ignorante: ne conosciamo solo uno.

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