Perché tutto questo interesse politico e scientifico, e questa enorme spesa per “ritornare” sulla Luna? La scienza non fa Perché tutto questo interesse politico e scientifico, e questa enorme spesa per “ritornare” sulla Luna? La scienza non fa niente senza investimenti enormi; gli investimenti li decide la politica che li convoglia dal sistema economico e produttivo nei propri palazzi; la politica è mossa da ideologie o credo religiosi o, comunque, da visioni generali di qualche tipo: aspirazioni imperiali, proselitismo religioso, prestigio nazionale, per cui volentieri fa anche guerre, come, per esempio, per il credo nazionalista.
Ora, se ci siamo già andati sulla Luna, e abbiamo visto che è un posto del cazzo, un deserto di polvere, privo di atmosfera respirabile e bucato come un formaggio svizzero, che piffero di senso ha tornarci? Fare delle basi spaziali, per osservare meglio lo spazio, appunto, e far partire a costo minore eventuali navicelle. Quello che si vuole… ma che beata occorre per farlo? Se ci si è recati sul nostro satellite nel 1969, con un missile che aveva quattro marce e la levetta dell’aria come la Cinquecento, il volante o un manubrio, ed un palazzo pieno di occhialuti scienziati e computer grandi come condomini i quali non arrivavano alla capacità di calcolo di uno smartphone, cos’è tutto ‘sto casino? Sarebbe niente adesso, con la tecnologia che abbiamo. E invece sono mesi, se non anni, che se ne parla e con timore e tremore, mentre alcuni paesi nemmeno una base spaziale in orbita geostazionaria riescono a piazzare. Puzza la faccenda. E il fetore si chiama ‘bugia’; che è quella del 1969: difatti, ’uomo non è mai andato sulla Luna. senza investimenti enormi; gli investimenti li decide la politica che li convoglia dal sistema economico e produttivo nei propri palazzi; la politica è mossa da ideologie o credo religiosi o, comunque, da visioni generali di qualche tipo: aspirazioni imperiali, proselitismo religioso, prestigio nazionale, per cui volentieri fa anche guerre, come, per esempio, per il credo nazionalista.
Ora, se ci siamo già andati sulla Luna, e abbiamo visto che è un posto del cazzo, un deserto di polvere, privo di atmosfera respirabile e bucato come un formaggio svizzero, che piffero di senso ha tornarci? Fare delle basi spaziali, per osservare meglio lo spazio, appunto, e far partire a costo minore eventuali navicelle. Quello che si vuole… ma che beata occorre per farlo? Se ci si è recati sul nostro satellite nel 1969, con un missile che aveva quattro marce e la levetta dell’aria come la Cinquecento, il volante o un manubrio, ed un palazzo pieno di occhialuti scienziati e computer grandi come condomini i quali non arrivavano alla capacità di calcolo di uno smartphone, cos’è tutto ‘sto casino? Sarebbe niente adesso, con la tecnologia che abbiamo. E invece sono mesi, se non anni, che se ne parla e con timore e tremore, mentre alcuni paesi nemmeno una base spaziale in orbita geostazionaria riescono a piazzare. Puzza la faccenda. E il fetore si chiama ‘bugia’; che è quella del 1969: difatti, ’uomo non è mai andato sulla Luna.
Non riusciamo a riportare sulla Terra un satellite, una scatola di latta, e siamo andati sulla Luna? A Hollywood siamo andati!
Sopra l’atmosfera, incrementano le radiazioni dovute alle fasce di Van Allen, quelle solari e quelle cosmiche. Più lontani dalla Terra, i flare solari una dose di radiazioni letale in pochi minuti, e i raggi cosmici aumentano in maniera significativa il rischio di cancro.
A parte quanto sopra, se nel 1969 vennero impiegati tre giorni per raggiungere la luna, ad una velocità di 5.330 km/h, uno shuttle impiegherebbe più o meno 19 h.
Ancora, nel 1969 la navicella dell’Appllo 11 (CM -107, SM -107, rispettivamente, “modulo di comando” e “modulo di servizio”) agganciava l’orbita lunare e gli uomini scendevano con delle tute di pezza col LM -5 (“modulo lunare”), come fosse gioco da bambini, quasi, perché dopo 52 anni di NASA, Orecchia e Bocca, shuttle e sciatterie varie, tutta ‘sta menata?
Ma almeno dico “mah!”
