Noi apparteniamo al regno fisico: qualcuno avrebbe dovuto spiegarglielo a Herr Hegel. Lo spirito è una sovrabbondanza di energia possibile a disposizione dell’organismo: addirittura la pietra può diventare uomo e spirito; ma è la materia a generarlo, la struttura primaria, originaria, la pura fisicità, gli atomi. Lo spirito è sovrastruttura, possibile, non obbligatoria. La Natura è bios, e in quanto tale è fisicamente strutturata e noi ne facciamo parte.
Gli angeli, se esistono, sono un altro ordine ontologico, spirituale per essenza ed esistenza, noi no. Di angelico manco le bretelle dei maroni abbiamo: niente. Poi basta guardarsi attorno, e se stessi, così attaccati a mille carabattole, egoisti al punto che nemmeno ci accorgiamo di chi ci implora per un sorriso ed una parola, non dico nemmeno per soldi. Ognuno perso dentro se stesso nella sua egocentrica felicità meschina da quattro soldi: dove è questo spirito angelico? Non lo vedo. Lo posso immaginare ed attribuire ad altri, perché li amo, ma obiettivamente, ciò cne si vede è menzogna ed egoismo e autocelebrazione, monologhi e basta. Per molti la compagnia altrui, dei cosiddetti angeli, è utopia.
Se il tuo aspetto fisico o i danee sono presenti al massimo del loro splendore, allora ti si segue, altrimenti niente. E anche se sei dietro a sputare l’anima e a marcire dentro e tuttavia conservi un involucro appetibile, troverai chi ti desidera, proprio per quell’involucro. Per questo si va in palestra e ci si mantiene di aspetto piacevole, salvo poi scoprire che dentro l’involucro c’è il cesso più immondo.
Queste cose Herr Hegel doveva considerare, levandosi dalla sua cattedra di elucubrazioni idealiste assolute e mettendo i piedi per terra.
