L’Inferno non può attendere

Come lascia ben intendere Leopardi, sia dai “Canti” sia dallo “Zibaldone”, nonché dalle sue “Operette morali” ed un po’ ovunque, la felicità per alcuni è solo un sogno irraggiungibile. Lo è quasi per decreto, destino o maledizione.
Il Poeta era ben conscio del suo valore di uomo di lettere e cultura: se l’era guadagnato con “matti studi” e forsennate fatiche nel campo dello scibile; ma tutto questo non gli tolse l’umanità, sensualità, carnalità di un giovane in cerca di amore corporeo, non solo sentimentale e di amicizia. Purtroppo il suo stato di salute e aspetto fisco non lo aiutavano, come non aiutò la poetessa Saffo di Lesbo, che pare preferisse il suicidio ad una vita priva delle umane e dolci gioie.
La solitudine può produrre arte, se ci sono artisti soli, ma non la felicità, che senza gli altri è utopica. Nonostante sublimazione o altri meccanismi, resta la maledizione e la tristezza di non far parte della umanità felice che popola mulini bianchi.
Nonostante la salute e la giovinezza e un aspetto esteriore attraente si può restare soli, quasi senza motivo. A fortiori, se la salute cala o se l’età avanza inesorabile. Essere felici a tutti i costi come nella pubblicità o per aver acquistato un prodotto è menzogna. A questo si può aggiungere l’egotismo altrui, imperante, e la mancanza di cura verso chi non è praticamente esistente, condannato ad essere spettro da non si sa qual profezia.
Così, di felicità, del suo miraggio, alla fine si muore.

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