Élite

Le élite intermedie, quelle a costo fisso sulla bolletta della corrente, da sportello delle informazioni tortuose e mai definitive, con la retorica studiata per la plebe femminea e mobile di machiavellica – e poi di altri suoi scoliarchi – memoria, ripetitiva e circolare, come le circolari amministrative degli uffici kafkiani in cui si spalancano labirinti e dedali senza uscita, sono ammalate: il virus ha intaccato le loro menti meccaniche, una volta più prolisse e pronte ad un linguaggio facondo, ora eccessivamente prosaico, ripetitivo, dall’eloquio impoverito, forse affetto da schizofrenia collettiva. Lo stereotipo della comunicazione è economicamente vantaggiosa, modulata e confezionata allo stesso modo per ogni occasione, un Fast food della parola, con variazioni quasi infinite del medesimo: molti nomi per la stessa merce destinata allo stesso consumo. La stessità e la sua gettatezza mercantile, buona per mille edizioni giornalistiche al giorno.
<> e basta! Appena fai caso ai contenuti dei loro discorsi, noti o la loro concordanza simile o la stessa discordanza consimile. Ripetere a martello le stesse cose come espediente per convincere, ipnotico. Una menzogna ripetuta alla fine viene creduta. Deve apparire varia nella forma l’opinione, magari cambiando facce e nomi, fa niente se non sanno veramente che fare. Élite scontate andate in loop.
Tipico del folle o demente è ripetere le stesse cose: ed ecco, allora, tanti vengono, profeti dementi, a ripetere il verbo del niente. E di questo niente il versarsi suo copioso nelle zucche si fa rituale, per scaramanzia psicopatologica collettiva.

Lascia un commento