È vero che l’amore non è curare, se per cura intendiamo il rimedio ad una malattia, a meno che l’amore stesso non sia una malattia, cosa che può far pensare. In questo caso, il rimedio non è la cura del paziente fondata sulla quarantena, sull’esclusione, come fosse un virus, anche se tanti pensano lo sia: un’infezione causata da un virus non letale ma doloroso. Chiudersi in se stessi e smettere di vivere non mi sembra un rimedio, se non molto drastico: una volta morti, muoiono anche i virus e le malattie, certamente. Il rimedio sarebbe cessare di considerare gli altri un possesso esclusivo, cosa che conduce a eccessivo attaccamento e magari gelosia – e questa sì che è patologica -, e donarsi a chiunque, che sarebbe la cosa normale da fare. Rispondere con amore ad amore: sa di fricchettone… o anarchico può darsi. Certamente, il matrimonio non è che sia il trionfo delle felicità e nemmeno la convivenza, in non pochi casi. Abbiamo bisogno di socialità e cambiamento, e molte e molti, a fatti, seguono questa regola non scritta, anche se i pregiudizi sono terribili, soprattutto per le donne: ma meno male che c’è chi se ne frega e rende così la vita migliore a quelli che non avrebbero la possibilità, se non pagando, di avere un po’ di affetto e non solo a parole.
Poliamore, ma parliamone. Perché dovrei far soffrire chi si è presa di me? Virus o no, un po’ di “cura” ad hoc, e sta meglio. E poi, come potrei impedire alla mia compagna o partner o moglie o quello che è, cioè un individuo libero, di spassarsela con altri: la metto in gabbia? Sono cose di cui discussi proprio con loro, francamente, e mi fecero capire come stavano le cose. Ne parla già Ariosto in un episodio de “L’Orlando furioso”, senza parlare di Boccaccio e de “Le mille e una notte”. È così, e non c’è niente da fare. Il matrimonio è un contratto avente funzione sociale e patrimoniale. Non è il nido dell’amore. Certamente, una persona può dire che sta bene con chi sta, ma questo non esclude che potrebbe anche stare bene con altri e forse meglio. Mentalità molto diffusa, che lascia senza amore e da sole tantissime persone, spesso le migliori, ma che non sanno essere visibili, introverse: questo è un mondo per chi sa apparire, vendersi, luccicare. E poi, chi sta parlando di lasciare uno per un altro: anziché un cavallo solo su cui correre, capelli all’aria, ne avrà molti. La monogamia riguarda un sesto della popolazione del mondo, quella cristiana, e tutti gli altri? Sono delinquenti depravati? E come si fa a pensare di poter giudicare un individuo prima di aver provato a passare un’ora con lui o lei?
Così, qui in Occidente, ma non solo, ormai, c’è un esercito di persone che sono sempre o quasi sole, in zona rossa e in quarantena per anni: il COVID non gli ha cambiato niente.

vecchi pregiudizi ancora radicati nel dna di alcuni non permettono aperture in quel senso. Spesso si vanta il diritto di “possedere” e non di amare una persona, poichè amarla è assai più impegnativo. Spesso così ci sono persone che letteralmente “muoiono” soffocate da rapporti che dell’amore hanno poco o niente
🙂