Il futuro non è ponderabile. La levità dell’essere sfugge alla gravità della previsione umana. La manifestazione dell’essere nella cosa resta a gravare senza dire niente, muta, come una sfinge. Nemmeno l’aspetto fenomenico della onnicomprensiva categoria, sia considerata logicamente che ontologicamente, pur ponderando sul palcoscenico della vitalità, dice alcunché. La materia, informe o cosificata, aspetta Godot. Sia l’essenza che la maschera stanno mute.
Senza afferrarne il senso, secondo il criterio mazdeista di bene e male, al dualismo manicheo sfugge l’alterità al di là dei poli opposti. C’è altro oltre le oscillazioni dei due poli, del battito del cuore, della vita, e questo irrompe e vanifica millenni di razionalità. Gettati nel caso e nel caos, non sappiamo rispondere. Solo la vita che tenta di proseguire ciecamente, di esistere, imperterrita resta dopo tutte le vanità e i fantasmi.
