È meglio essere dei falliti e senza parte da recitare in questo mondo; vivere come se non si vivesse, ma si morisse, ogni momento. Si, senza avere niente, perché meno hai e meglio stai qui. Senza amore, senza famiglia, soli, come cani randagi.
È meglio non far parte, senza sentirsi santi per questo o salvi: anzi, non sentirsi proprio niente. Essere nulla, rispecchiando questo nulla effimero fatto di apparenze. Inganno del mondo, futili le sue promesse, fallaci le sue lusinghe, traditori i sogni che ti sorgono nella mente e nel cuore. Qui non c’è niente.
È meglio non nascere nemmeno, per seccare sotto il sole della vanità, come pianta priva d’acqua. Perché venire al mondo? Perché assecondare lo slancio della vita che è una corrente che travolge tutto. E tornare ancora e ancora come pioggia e fiume e mare. Eterno ritorno della nube e del monte. Per nutrire i bisogni della Terra e della Luna? Essere cibo per il cosmo? E sognare la felicità qui, come una crudele lotteria in cui mai si vince.
È meglio non vedere, non sentire, non fiutare, gustare e toccare niente, come se si fosse estranei. Meglio non amare e soffrire per ciò che non è di tua pertinenza, perché niente qui è per te, tranne il Nulla.
