Sulla Musica

La Musica è la più astratta delle forme che sono circoscritte nell’ambito dell’estetica trascendentale. In quanto impulso e provenienza è trascendente nella forma ideale ma immanente nel suo slancio mondano. Come prodotto riveste l’abito che lo rende riconoscibile tra gli uomini, cioè un oggetto della cultura. La cultura accoglie prodotti diversi, che sono traduzioni e tradimenti di entità intellegibili. Questi sono resi disponibili dalle arti che attende essi per mediarli: l’arte è sempre medianica. Pertanto, è canale di derivazione sopra o infra o comunque extramondana di messaggi la cui origine, dopotutto, nessuno conosce. La Musica è astratta perché il suo canale preferito è l’udito; con l’udito si ascolta e si legge, e non con l’occhio. Quanto udito svanisce, come il vento, e pur riprodotto sempre in vento, emblema dello spirito, ritorna; tuttavia anch’essa e forse più che altre arti, lascia un’impronta nell’anima.
Siamo fatti per suoni, colori, odori, sapori e corpi oppure essi sono creati dai nostri sensi, ma in ogni caso il mondo è fatto dal nostro corpo, cioè dalla nostra forma, e dunque per la nostra mente, perché i nostri sensi sono di essa veicoli. Quindi, in sintesi, il mondo è per tale motivo intellegibile, ossia posso considerarlo mentale; tutto sommato, posso tradirlo, perché la mia traduzione resta in dubbio circa il mondo: ma se esso è generato dai sensi, e quindi dalla mente, tradisco solo me stesso. Perciò conoscere se stessi è riconoscere ed essere fedeli al mondo, ossia a se stessi, ed esserlo a se stessi significa essere fedeli ad Altro, da cui la vera origine di tutto. La Musica diventa quindi divina, la prima sillaba generata nell’atto di emanazione del mondo. Tuttavia siamo noi a generare il mondo, dicevo, quindi siamo noi ad emanare quella sillaba, cioè ciascuno di noi è quell’Uno da cui tutto è originato e ritorna.

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