Pensieri su amore edintorni

Se la parola non è performante, pragmatica, resta quasi solo espressione soggettivista: non attua nemmeno una forma di comunicazione. “Quasi” perché anche la parola segreta, del diario personale, sa dell’atto del dire ad altri, lo intende possibile, pur non essendo scopo immediato. Il lamento solitario vorrebbe l’ascolto, magari di un Dio; il pianto sconsolato spera nella consolazione.
L’azione solitaria segue o la parola proferita o mentale, cioè il pensiero: il suicida pensa di essere felice o di non essere più triste; si suicida perché non vuole suicidarsi, non vorrebbe essere suicida, ma l’unico modo per non esserlo è farlo.
L’amore può esprimersi meglio con le piante e il mondo vegetale e animale, esclusa la specie umana, che potrebbe venire dopo esse: troppo difficile amare un proprio simile (che non è mai ritenuto tale). Non parlo dell’amore romantico: questo è passione irrazionale; egoismo in coppia, che esclude tutto il resto, manicheismo e follia, sacralizzato e idealizzato, ma sostanzialmente è idolatria matta e feroce. Parlo dell’amore del prossimo: fuori dalla portata di tutti, o quasi. Meglio allenarsi con piante e animali: l’umano sa fare molto male a parole e fatti; astuto e calcolatore, sa dove colpire per farti soffrire: ne sono capaci tutti, anche i più ignoranti e stupidi.
Parlare troppo è rischioso: facilissimo contare palle e sbagliare ragionamenti, confondersi ecc. Tutto sommato: il silenzio è sempre la miglior scelta.

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