Siddhartha

Siddharta (‘colui che ha raggiunto lo scopo’, nome) Gautama (cognome) Buddha (appellativo, come Cristo, ‘Illuminato’, ‘risvegliato’) nasce a Lumbini, Nepal odierno, nel 560 a.C. e muore a Kushinagar, Uttar Pradesh, India, nel 480 a.C.
Il padre Suddhodana è re dei Sakya, tribù di casta guerriera, da cui “Sakyamuni”, che significa ‘guerriero silenzioso che pratica l’ascetismo’ (da “myo”, ‘silenzio’, in greco), cui si aggiungerà “Tathagata”, ‘colui che è andato via’, in seguito.
La madre, Maya, lo concepisce vergine (e lo resta), morendo appena sette giorni dopo la nascita di Siddharta. Ella narra che vide un elefante bianco (simbolo di saggezza) penetrare nel suo corpo, senza alcun dolore.
Figlio di Conoscenza e Contemplazione, appena nato, essendo creatura scesa dal cielo, cammina subito (fa sette passi), è pienamente cosciente e parla subito dicendo che è venuto per liberare l’umanità dalla sofferenza. Quando la madre lo partorisce senza sofferenza da un fianco, spira una brezza profumata, il sole aumenta lo splendore, petali di fiori scendono dal cielo e deità la coprono con i parasole. Il bambino andrà a parlare coi brahmani, come Cristo coi rabbini, e insegnerà loro.
Mahāprajāpatī Gautamī, la zia, si prenderà cura del futuro Buddha e diventerà la prima bikkhuni (monaca) femmina, seguita dalla moglie di Buddha, Gopi, che Siddharta sposò a 16 anni circa, e dal figlio Rahula, che ebbe dopo 13 anni di matrimonio. È a questo punto che Siddhartha decide di uscire da palazzo e fare esperienza del mondo, in cui incontrerà: nascita, vecchiaia, malattia e morte. Deciderà di darsi all’ascetismo estremo per sei anni, quasi morendo di fame. Troverà la “via di mezzo” tra esso e la dissolutezza, e dopo quarantanove giorni di meditazione diventerà Buddha a Bod Ghaya, sotto l’albero di Bo o della “Bodhi”, cioè del ‘risveglio’.
Buddha pronuncia il “Discorso della messa in moto della ruota del Dharma” (della ‘verità’, sanscrito “Dharma”) ai primi discepoli (vedi sopra). La ruota del Dharma è interna a quella di Samsara, cioè ‘delle rinascite’, e con la sua forza di elevazione, come una spirale che si avvolge verso l’alto, contrasta l’azione del karma. Dharma e karma sono forze opposte, im un certo senso.
Buddha enuncia le “Quattro mobili verità”1) sofferenza universale; 2) causa della sofferenza; 3) possibilità di uscirne; 4) metodo pratico per uscirne, cui è connesso il cosiddetto “Ottuplice sentiero”.
La vita è sofferenza, qualsiasi condizione in cui ci si trovi ad essere. Il Nirvana è il non luogo del non essere ove essa cessa. Il karma è legge e forza inerente samsara, ruota spinta dal riapparire degli aggregati che costituiscono la forma che si reincarna, e sono: 1) corpo; 2) sensazione del corpo; 3) percezione, cioè sapere di sentire, della sensazione; 4) opinioni e pensieri derivanti dalla percezione di cui siamo coscienti; 5) coscienza di tutto ciò, data dal ritorno della mente su se stessa.
Tale la malattia, la conoscenza delle cause dette sopra e la medicina della meditazione (che è l’opposto dell pensare, il vuoto interiore), conducono alla guarigione, ovvero al Nirvana. Cos’è la meditazione? È la equidistanza da avversione e desiderio, la ricerca della pace interiore e la cessazione dell’ inquietudine data dall’oscillazione fra piacere e desiderio e dolore e avversione. Tutto è nella nostra mente e, come dicono i “Veda”: qualsiasi cosa uno pensi di essere lo diventa.
Il buddismo non ha dogmi; nessuna differenza fra donne e uomini; uguaglianza e nessuna differenza di casta (sociale, di censo, classe); inclusione degli animali nella ruota dei samsara e considerazione della loro sofferenza; nessun problema di eresia punito con roghi ecc. perché non c’è autorità religiosa contro la libertà di pensiero o filosofica (Buddha stesso ci teneva a dire che poteva essere abbandonata la sua stessa dottrina). Basta liberarsi, molto pragmaticamente, d’altronde si contano circa milleduecento Buddha, e pertanto la sua è una condizione da raggiungere, non una persona, anche se divina, come Cristo, che tale resta, pur diventando figli di Dio in Lui. Buddha è pragmatico, un medico: vede la malattia e intende guarirla; tanto basta.

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