Il Potere

C’è una geometria del Potere che illustra nascondendo, quasi con pudore. Una moda che non cambia, che adopera sempre gli stessi indumenti fatti di pezze di tonalità di grigio, uniforme ma leggermente variata, e che mostra una caviglia qui, una spalla là, un collo, una nuca, e nulla di più, a chi non è tra i suoi amanti. Il Potere ammantato, come fosse una di quelle vesti antiche, una tonaca con mantello e cappuccio, religiosamente coperto; una specie di burka geloso. Fa intravedere una figura, a brani, per ammaliare e farsi desiderare, a volte più e altre meno. Questa castità simulata rivela, in realtà, la sua natura di vestale-prostituita.
Una geometria del Potere, la sua parte razionale, fatta di perimetri, aree, volumi. E ci sono distretti, confini e competenze per ognuna di queste zone e microzone: per il candido piede; per il collo lungo; la caviglia affusolata; la bocca umida; fino alle parti più intime.
Il Potere può attrarre e promettere amplessi mai concessi; si serve del desiderio che mai cessa; lascia sentire il suo profumo che inebria; seduce ma non va oltre. Non si dà mai tutto. Si offre a pezzi e a brani; perimetri; aree e competenze relative. Resta tutto intero, ma divide chi lo ama e chi signoreggia: chi lo ama, perché offre parti di se stesso, feticisticamente; chi soggioga e comanda, perché si ritrae, pone ostacoli; ostacoli fatti da funzioni e funzionari; articolazioni e territori; sedi e amministrazioni o colli e templi e piramidi.

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