Il limite della nostra conoscenza è dato a priori dalle categorie attraverso cui leggiamo la realtà; la riduzione eidetica husserliana è già attiva a priori, come enuncia l’estetica trascendentale; le funzioni trascendentali inerenti la macchina umana sono preformate e i processi razionali sono dedotti dalla immediata attività sensoriale. Le basi degli assiomi e della logica non travalicano l’apprendimento mediato a priori, ma ne stabiliscono le regole di inferenza, la correttezza, validità e verità fornita dalle premesse, che sono dichiarazioni di stato eterne e presenti sul piano deduttivo, sia dal lato della logica proposizionale che da quello della logica dei predicati. Sul piano ipotetico-deduttivo e sia pur abduttivo, oltre non si procede, e la realtà resta valida entro gli ambiti estetici dati e l’attività di coscienza normale. Resta da chiarire quello che sappiamo in questo modo, che ci ha permesso di evolvere e sopravvivere come specie. Tuttavia, questa stessa capacità ammirevole di cui la nostra specie è dotata è la medesima che sta distruggendo la propria casa, l’habitat naturale, che include anche se stessa. Tagliare il ramo dell’albero su cui abitiamo è intelligenza? Con tutta la nostra scienza e tecnica strabiliante, coi computer sulle ginocchia, col laptop on top of our knees, col telefono davanti agli occhi, con i soldi tra le mani, con le buccie di banane tra le dita, insensibilmente, nescientemente, stupidamente, ci ammazziamo distruggendo ciò che ci fa vivere; mentre calcoliamo e misuriamo distanze quasi infinite e corpi immensamente piccoli, entra la la morte con la spada in mano e ci uccide, come accadde ad Archimede mentre stava studiando.
La domanda, Infine, è: siamo intelligenti come specie o siamo stupidì come sassi e un fallimento? La risposta definitiva non c’è, per ora, perché siamo vivi, ma c’è nell’aria sentore di scemenza magna e trionfante.
