Che nome gli darei al mio amico animale? Sarebbe per me come un totem vivente. Mi farebbe la grazia di essermi amico e insegnarmi i segreti di Madre Natura, medium e creatura saggia e antica, maestro e amico. Gli chiederei come vuole e se vuole essere nominato e chiamato.
Non si nominano tra loro. Si annusano e sentono. Gli o le chiederei come vuole chiamarmi e nominarmi. Attenderei. Così, per esempio, potrei chiamarlo “Pirla”, in realtà chiamando me stesso. I nomi che diamo loro definiscono noi, forse. Perché ci si identifica con loro e si proietta in essi caratteristiche nostre intuire o sperate. Così che chiamare un cane “Zeus” sa di megalomane come minimo; “Schizzo” perché si è lenti come lumache o altro che è bello non dire; “Poldo” perché c’è un debole per McDonald o Popeye; “Adolf” perché si legge troppo il “Mein kampf” o peggio, mi sa; “Moana”… imbarazzante; “Rocco” una menzogna; “Briciola” perché mangia briciole di pane..: certo: e se mangiasse cacca, allora, “Stronzo”? “Catozzo” se è unita cinofila; “Atomo” se è unità molecolare; “E=mc2” se ha lingua penzoloni o “Einstein”; “Maria Vergine” se non si accoppia mai; “Cristo” meglio di no, anche se il motivo è lo stesso, perché quando lo si sgrida è una bestemmia sempre; “ Biancaneve”… e i “Sette nasi”…; “Lucifero” è quello degli Slayer; “Dio”, un cane? Utile quando si vuole bestemmiare con anagramma.
