Sul vaccino

Criminalizzare non è funzionale al dialogo e alla pace. È logica di guerra, politica, che inizia sempre con la discriminazione della controparte, a cui viene negata l’identità con il genere comune alla specie cui entrambe appartengono. L’altro è diverso, non è umano, è cattivo, nocivo, un insetto che va sterminato. I luoghi che il nemico abita sono da bonificare, più che da conquistare e liberare dalla sua presenza. È alieno, è il male venuto dall’Inferno. Non ha ragione, non può averla mal, perché non è umano e quindi non è animale razionale: è animale.
Il nemico è sempre pericoloso, anche quando sta bevendo un caffè e gioca a briscola per i fatti propri: se è lo Stato a discriminare una parte della sua stessa popolazione, non v’è scampo, perché metterà in campo risorse infinite per giungere al suo scopo; se è una parte del popolo contro un’altra, i media daranno voce a coloro che si considerano dalla parte della cosiddetta “legalità”.
La responsabilità non si impone a suon di leggi e proclami ma è autonoma. Sbagliato costringere direttamente o in modo surrettizio, mediante doppi legami, e immobilizzando di fatto i “delinquenti” dissenzienti non permettendo loro di esprimersi, censurandoli ancora prima che emettano un fiato. Potranno anche avere torto dal punto di vista medico e scientifico o no, ma ognuno decide responsabilmente, cioè autonomamente, se vaccinarsi o no, perché è cosa che riguarda il proprio soma o corpo, cioè il proprio sé concreto e biologico. Non ci sono scuse o accuse. Se ho problemi, mi vaccino, e mi proteggo, cosa mi interessa se terzi non lo fa? Che c’entra con me? Qual è il problema? Ho conosciuto varie persone che hanno contratto il virus e hanno avuto pochissimi problemi; altri non ci sono più. Chi decide sulla vita o la morte? Se lo fa lo Stato o un altro, allora siamo schiavi. Non ci siamo. Basta con questa storia. Più libertà e felicità significa meno sicurezza, quella delle sicure o prigioni.

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